Irena Kos Arte Contemporanea e la mostra personale di  Francesco De Prezzo -Null Object

IRENA KOS ARTE CONTEMPORANEA ha il piacere di invitarvi alla Mostra personale di   FRANCESCO DE PREZZO -NULL OBJECT-

opening /  Sabato 11 Giugno alle ore 19:00 

Via Stagio Stagi 65, Pietrasanta ( LU)

testi di: Marine Tanguy, Alberto Zanchetta, Nicola Maffessoni, Paolo Canevari

in contemporanea alla personale in corso  -THERE WAS HERE FIRST  - Fondazione Musil, BRESCIA          

Giocando sull’ambiguità lessicale del termine “pittore” (che identifica sia l’artista che l’imbianchino), De Prezzo dipinge i suoi soggetti in punta di pennello, lo fa con una deferenza al vero tipica dell’Iperrealismo. Capziosità tecnica che alla resa dei conti viene negata, diciamo pure “intonacata”. Più che deturpata, l’immagine è [tra]sfigurata dallo scorrere dei rulli usati dagli imbianchini. L’eloquenza della pennellata iniziale, quel modus pingendi che distingue un pittore da un altro, viene offuscato da stesure impersonali, inespressive e inemotive. De Prezzo rimbianca la tela così come si farebbe con una parete di una stanza. Ancora una volta ci troviamo di fronte a una muraille de peinture che intende annichilire l’immagine, restituendo alla tela il suo colore intonso, quel bianco di fondo che era stato violato dal gesto pittorico.                 

 Nello chef-d’œuvre di Frenhofer sopravviveva ancora un piccolo brandello anatomico, unico indizio della sua maniacale opera di rifinitura. Allo stesso modo, siamo costretti ad appellarci ai pochi particolari rimasti indenni dallo scorrere – impietoso ancor più che furioso – del rullo per riuscire a [ri]conoscere gli oggetti dipinti da Francesco De Prezzo. In ultima analisi, non possiamo che convenire sul fatto che il suo discorso metapittorico abbracci la filosofia nietzschiana, dimostrandoci come la tensione creativa sia riconducibile a un recondito desiderio di distruzione. Questi dipinti-ridipinti possiedono una carica di ambiguità/ambivalenza che ci invita a guardare allo sterminio delle immagini come a una forma di rigenerazione materiale e concettuale.

tratto dal testo di Alberto Zanchetta  

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